IL MILANESE PAOLO IACCHETTI NELLA COLLEZIONE Mo.C.A. - Comune di Montecatini Terme

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IL MILANESE PAOLO IACCHETTI NELLA COLLEZIONE Mo.C.A.

 

Milano, classe 1953. Diplomatosi nel 1982 all’Accademia di Brera, oggi Paolo Iacchetti è docente all’Università Cattolica di Milano. La sua carriera artistica, di impronta astrattista, lo porta ad esporre, fin dal 1983, per rassegne in territorio nazionale ed estero, tra cui Svizzera e Germania. Da pochi giorni, anche la Galleria civica Mo.C.A. di Montecatini Terme può vantare in collezione un’opera del Maestro, che si aggiunge alla pregevole e ricca collezione permanente dello spazio espositivo, gentilmente donata nell’ambito del progetto Florilegio Italiano – Artisti invitano Artisti, ideato dall’Assessorato alla Cultura.
Mosso dalla Classicità che utilizzava proporzioni ed equilibrio delle misure come strumenti di comunicazione capaci di generare sensazioni, Iacchetti si concentra sugli elementi espressivi primari, ovvero linea e colore, che vengono combinati in reciproci equilibri studiati appositamente per attivare la percezione dell’osservatore e, dunque, stimolare impressioni e sensazioni. Così, ispirato dall’astrattismo di artisti del calibro di Rothko, Pollock, Jasper Johns e Brice Marden, le sue tele non sono solo opere d’arte ma anche nuovi mezzi attraverso cui ogni quadro è capace di generare emozioni in continuo rinnovamento. Sostanzialmente, il Maestro utilizza linea e colore in equilibri finemente bilanciati e calibrati affinché creino un’immagine avvolgente, capace di accendere nello spettatore sensazioni continuamente mutevoli e dunque rinnovabili poiché suscitate dai numerosi punti di vista offerti dalla linea e dalla gradazione di colore. Il fine principale di Iacchetti è dunque stabilire una relazione tra lo spettatore e l’opera d’arte mediante lo sguardo; dunque, il bello, inteso come puro concetto scevro da forme di soggettività, risiede proprio nella relazione tra immagine ed elaborazione del cervello, tra quadro e vista, tra sensazione e raziocinio. Secondo questo processo, dunque, lo spettatore non è solo un osservatore ma diviene egli stesso il luogo di genesi dell’opera d’arte: ogni quadro si relaziona nella sua astrattezza con gli schemi della mente, per cui le sensazioni stimolano una serie di reazioni in continue metamorfosi, generando, così, ogni qual volta, una nuova materializzazione del bello.


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