UN'OPERA DI GIORGIO OLIVIERI NELLA COLLEZIONE CIVICA - Comune di Montecatini Terme

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UN'OPERA DI GIORGIO OLIVIERI NELLA COLLEZIONE CIVICA

 
UN'OPERA DI GIORGIO OLIVIERI NELLA COLLEZIONE CIVICA

Verona. Classe 1937. Giorgio Olivieri, tra i nomi più importanti nell’ambito della pittura analitica, inaugura ufficialmente la sua attività professionale a partire dalla fine degli anni Cinquanta, quando inizia a prendere parte a mostre sia in Italia che all’estero. Fin dagli esordi il suo nome fa parte di una cerchia esclusiva di artisti di fama internazionale: ne sono dimostrazione gli allestimenti tenuti dal Maestro in tutto il mondo, tra cui la Armory Gallery di New York (1964) e la Galleria Annely Juda Fine Art di Londra (1975). Contemporaneamente, in Italia espone per la Galleria d’Arte Cortina di Milano (1972), per lo Studio La Città di Verona (1974), per la Galleria La Polena di Genova (1979) e per Palazzo dei Diamanti di Ferrara (1981). In questi anni l’artista viene omaggiato con uno dei massimi riconoscimenti in campo artistico: nel 1979 e nel 1983 viene infatti segnalato sul catalogo Bolaffi della Pittura da Guido Ballo, Giuseppe Marchiori e Giorgio Cortenova.

Le sue opere, di altissimo livello artistico, sono esposte in personali di rilevanza nazionale ed internazionale: si ricorda la presenza di opere del Maestro ad Artra Studio di Milano (1984), alla Galleria d’Arte Contemporanea di Suzzara (1985) e al Kunstlenverkstatt di Monaco di Baviera (1986) nonché la partecipazione all’XI Quadriennale di Roma tenutasi a Palazzo delle Esposizioni (1986). Seguono le personali allestite al Centro Arte Contemporanea Rocca di Umbertide (1992), alla Galleria La Giarina di Verona (1995) e alla Galerie Porte Avion di Marsiglia (1997).

L’artista viene citato nel Dizionario del Fare Arte Contemporaneo, nella Storia dell’Arte Italiana, nel Dizionario dei Pittori e degli Scultori Benezit, in Arte Contemporanea ed in Pittura Aniconica.

Recentemente Olivieri ha esposto per la Galleria d'arte Moderna Palazzo Forti di Verona (2005), Galleria Cavenaghi Arte di Milano (2005), Galleria Ghelfi di Verona (2005), Veronafiere (2011) e Galleria Artestudio di Milano (2012). Il Maestro ha partecipato anche a Il settimo splendore organizzata entro la cornice dei Palazzi Scaligeri di Verona (2007) e a Pittura aniconica_arte in Italia 1968-2007 tenutasi presso la Casa del Mantegna di Mantova (2008).

Dal 2022 anche la Galleria Civica Mo.C.A. – Montecatini Contemporary Art può esporre una sua opera: entra infatti a far parte della collezione dello spazio espositivo un acrilico su tela sulla cui superficie, di un elegante grigio perla, si stagliano linee luminose evocative di superfici nascoste e da scoprire. La donazione rientra nell’ambito del progetto Florilegio Italiano, ideato e promosso dall’Assessorato alla Cultura della città, che ad oggi ha reso possibile la formazione di un nucleo corposo di opere firmate da artisti di fama nazionale ed internazionale.

Nel corso della sua attività, Olivieri non ha mai ceduto alle lusinghe delle mode passeggere ma ha portato avanti una ricerca che si è generata e sviluppata da una visione originaria, da una sorta di “punto zero”: il carattere della Pittura. La sua attività professionale si è quindi concentrata sull’adempimento di una missione: riscoprire l’essenza più profonda, più intima e più vera della Pittura. L’attività del Maestro si è così, inevitabilmente, profilata come un difficile ed ambizioso percorso stilistico che è stato percorso egregiamente, con risultati eccellenti. Olivieri si è infatti reso interprete di un modo nuovo di dipingere, esulando totalmente dalla pura oggettività per adottare un atteggiamento più aniconico, privilegiando l’assenza totale di rappresentazioni materiali nel processo creativo ed approcciandosi ad esse con un atteggiamento puramente analitico che elabora e riscrive sintassi e specificità di segno e contenuti.

Una prima fase astratta (1965-1968) si nutre di geometrie, evocative il reale, che si profilano già come i prodromi di un vivo interesse per ritmi di matematica suggestione che caratterizzano la sua seconda produzione (1968-1972). Una successiva ricerca coloristica (1973-1982), durante la quale il Maestro sonda la cromia nella sua purezza espressiva entro confini tangibili, lo allontana definitivamente da tutto ciò che è realtà, aprendo la strada al puro astrattismo concettuale che supera ogni linea di confine: la tela non ha più limiti ma diviene essa stessa colore; il colore, a sua volta, svela la sua vera essenza poiché capace di generare campi di luce, lampi, bagliori, luminescenze, movimenti, in disarmonico equilibrio (1982-1995). Gli stessi campi di luce riconducono, però, alla suggestione di una forma che, pur vaga che sia, è evocatrice di una dimensione tattile (1994-2008), secondo un timido ritorno alla realtà cui la pittura stessa appartiene. Gli ultimi capolavori del Maestro (2009-2017) suggeriscono un’elaborazione delle esperienze precedenti: prendono infatti vita geometrie luminose, voluminose, squisitamente tattili, realmente impressive, timidamente espressive, rigidamente confinate, volutamente sensoriali.

I rettangoli ed i quadrati sono spazi geometrici, presi in prestito dal reale, scelti dal Maestro per imporre la propria volontà di dare ordine ed armonia a tele perfettamente bianche su cui il colore inizia a svelarsi con sfumature impercettibili, da toni timidi e delicati fino a lampi di luce leggiadra e purissima. Il colore ha dunque una potenza espressiva che si risolve su tela in una chiarezza concettuale che supera i limiti della superficie stessa, su cui è steso e su cui si fa luce; a questa luce il Maestro aggiunge, talvolta, linee parallele che spezzano l’immacolata continuità del colore, con un ritmo inatteso e mutevole, aprendo nuove realtà visuali del tutto impreviste, in una sorta di soluzione prospettica originale che si allontana dalle concezioni più puriste.

Le opere del Maestro svelano dunque la natura più pura, ovvero il carattere della Pittura che è, contemporaneamente, dilatazione e concentrazione, smisuratezza e riduzione; è un ordine disarmonico, aperto ed intercambiabile; è un gioco di strisce, bande colorate e linee luminose, di scansioni cromatiche e suddivisioni/visioni spaziali. Con Olivieri si vive, dunque, un’esperienza paragonabile ad una vera e propria epifania: di colpo, su tela, la pittura si mostra nella sua elegante, sofisticata impetuosità e selvaggia imprevedibilità.

In foto: senza titolo, 1975, acrilico su tela, 80x80cm.


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