Cos'è
Gianni Palagonia sarà ospite della rassegna " Acqua in bocca ma non troppo " allo stabilimento termale Tettuccio di Montecatini Terme mercoledi 9 settembre alle ore 17.
Nell'occasione, insieme a Salvatore Calleri, presidente della fondazione Caponnetto e Carmine Tabarro, dirigente polizia di stato in quiescenza presenta il suo ultimo libro " Tracce di verità ".
Gianni Palagonia sarà Intervistato dal direttore editoriale della rassegna Simona Peselli.
Palagonia è lo pseudonimo utilizzato per oltre tredici anni da Giuseppe Monforte, investigatore della Polizia di Stato oggi in quiescenza. Per trentacinque anni è stato un uomo dello Stato in prima linea nella lotta contro la mafia, il terrorismo e la criminalità organizzata. Ha prestato servizio in Sicilia fino al 1992, quando, nell’anno delle stragi mafiose, è stato trasferito per ragioni di sicurezza in una città del Nord, dopo avere ricevuto minacce dalla criminalità organizzata. Nel corso della carriera ha fatto parte di diversi gruppi investigativi costituiti per indagini di particolare rilevanza nazionale. Ha lavorato nel contrasto alla criminalità mafiosa e al terrorismo interno, nelle indagini sui presunti mandanti politici delle stragi e nella gestione dei collaboratori di giustizia. È stato inoltre uno degli investigatori scelti a livello nazionale per partecipare alle indagini sulle Nuove Brigate Rosse, responsabili degli omicidi del professor Massimo D’Antona, del professor Marco Biagi e del sovrintendente della Polizia di Stato Emanuele Petri. Quel lavoro è culminato nel blitz del 24 ottobre 2003, che ha portato allo smantellamento del gruppo brigatista.
Durante la sua attività ha condotto operazioni delicate e complesse, distinguendosi per coraggio, intuito investigativo e capacità di agire sul campo in situazioni di pericolo. La sua è stata una vita trascorsa in costante equilibrio tra dovere e rischio, tra etica e necessità, tra le leggi dello Stato e le regole non scritte del crimine.
Lo pseudonimo e la scelta dell’anonimato : Giuseppe Monforte ha scelto lo pseudonimo Gianni Palagonia per proteggere sé stesso e la propria famiglia. Quando ha pubblicato il suo primo romanzo e ha cominciato a partecipare alle presentazioni, compariva davanti al pubblico nascosto dietro un separé. Anche durante le interviste realizzate dalla RAI, da Mediaset e da altre emittenti non mostrava mai il volto: le telecamere lo riprendevano esclusivamente di spalle. Dopo oltre tredici anni trascorsi nell’anonimato, nel 2020 ha deciso di rivelare il proprio nome e mostrare pubblicamente il volto. L’occasione è stata la partecipazione, in qualità di attore, al reality Celebrity Hunted – Caccia all’uomo, prodotto da Amazon Prime Video, nel quale ha portato sullo schermo la propria esperienza reale di investigatore.
Quattro sono i romanzi che ha scritto.
"Il silenzio ", pubblicato nel 2007, è diventato un bestseller ed è stato pubblicato anche nei Paesi Bassi, in Germania e in Albania. Il romanzo comincia dall’infanzia dell’autore e dalla scelta di diventare poliziotto. Racconta la sua vita di investigatore “in trincea” e il rapporto con un amico d’infanzia che, ritrovato molti anni dopo, è diventato un uomo di mafia e un suo confidente. Nel libro viene narrato anche ciò che è accaduto nel 1992, quando, nell’anno delle stragi, Palagonia è stato trasferito da Catania in una città del Nord per motivi di sicurezza. Quella città era Arezzo, anche se nel romanzo non veniva mai nominata.
" Nelle mani di nessuno ", il secondo romanzo è ambientato nella tranquilla città settentrionale nella quale l’autore è stato trasferito e dove ha scoperto una presenza mafiosa molto più radicata di quanto molti fossero disposti ad ammettere. Quando Il Sole 24 Ore ha indicato Arezzo come la terza città italiana per riciclaggio di denaro sporco, Palagonia ha rivelato pubblicamente, durante un’intervista a RAI 3 Toscana, che era proprio quella la città descritta nei suoi libri. Il romanzo racconta inoltre le indagini realmente condotte dall’autore sui presunti mandanti politici delle stragi mafiose, per le quali ha lavorato in missione per oltre un anno tra Roma e Palermo. Nella seconda parte viene ricostruita l’indagine che ha portato allo smantellamento delle Nuove Brigate Rosse. Dopo gli arresti del 24 ottobre 2003, gli investigatori hanno fatto realizzare una medaglietta raffigurante il simbolo delle Brigate Rosse attraversato da una sbarra, con il significato di “finiti”. Quando Palagonia ha mostrato quella medaglietta ad Alma Petri, vedova del sovrintendente Emanuele Petri, e le ha spiegato perché fosse stata realizzata, lei ne è rimasta profondamente colpita. Vedendo quanto le piacesse, Palagonia l’ha tolta dal collo e l’ha regalata ad Alma insieme alla catena. I colleghi hanno successivamente deciso di farne fare un’altra appositamente per lui.
"L’aquila e la piovra ", in questo terzo romanzo Palagonia racconta la missione affidatagli dall’Interpol italiana in Albania, presso l’Ufficio di collegamento interforze. Il suo compito era collaborare con la Polizia albanese e assisterla nella ricerca dei latitanti e nel contrasto ai traffici illeciti: droga, tratta di esseri umani, prostituzione e riciclaggio di autovetture rubate. Durante quella missione ha conosciuto la donna che sarebbe diventata la sua seconda moglie, all’epoca sua insegnante d’inglese.
Una parte della loro storia viene raccontata anche in "Tracce di verità" il quarto romanzo di Gianni Palagonia. L’opera trasforma l’esperienza investigativa in letteratura, intrecciando tensione narrativa, realismo e riflessioni sulle dinamiche della giustizia e della società contemporanea. L’autore racconta le difficoltà incontrate nella vita professionale e personale: le infiltrazioni mafiose, gli ostacoli istituzionali, il mobbing interno, l’interrogatorio subito per avere parlato di mafia, la discriminazione subita dalla moglie albanese e la battaglia intrapresa contro le istituzioni affinché venissero riconosciuti i suoi diritti. Nel romanzo compare anche il verbale nel quale Palagonia ha elencato i nomi di
sessantaquattro mafiosi individuati nel territorio, in un momento in cui molti sembravano voler negare a ogni costo l’esistenza di quella presenza criminale. Il racconto culmina nell’ictus ischemico che lo ha colpito in ufficio e che lo ha successivamente costretto a lasciare la Polizia. Quell’episodio diventa il simbolo del peso accumulato durante anni di tensioni, contrasti e “fuoco amico”. Le pagine alternano il presente ai flashback sulle indagini condotte a Roma, Catania e in altre città italiane. Ne emerge il ritratto di una mafia capace di riciclare miliardi al Nord e di istituzioni che, troppo spesso, reagiscono con indifferenza o cercano di nascondere ciò che dovrebbe essere portato alla luce. Tra romanzo poliziesco e autobiografia, " Tracce di verità " è un atto d’accusa contro chi ostacola la giustizia, ma anche una testimonianza d’amore verso la Polizia di Stato e verso gli uomini e le donne che continuano a servirla con integrità. Gianni Palagonia racconta ciò che, secondo qualcuno, non dovrebbe essere detto: indagini interrotte, connivenze istituzionali e verità sepolte sotto montagne di carte e strati di omertà. Non è soltanto un romanzo poliziesco. È il racconto di un uomo che ha scelto di rimanere fedele alla propria coscienza anche quando le istituzioni sembravano avere dimenticato il significato della giustizia. Nelle pagine si intrecciano suspense e introspezione, rabbia e malinconia, durezza e umanità. Il confine tra il bene e il male non è rappresentato come una linea, ma come una cicatrice.
L'appuntamento è alle ore 17 nel Salone Portoghesi dello Stabilimento Tettuccio
La rassegna " Acqua in bocca ma non troppo è patrocinata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Montecatini Terme e dalla Regione
Toscana.
Ingresso libero per il pubblico della rassegna allo stabilimento in occasione delle presentazioni.
A chi è rivolto
a tutti
Date e orari
09 set
09
set
Costo
Gratuito
Luogo
Punti di contatto
Ultimo aggiornamento: 3 settembre 2026, 18:45